Dichiarazioni al pubblico sull'intervento del Consigliere Comunale Costantino Righi Riva

Testo Integrale:
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"I diritti umani sono una menzogna costruita per giustificare le migrazioni."
Queste le parole del Consigliere Comunale Costantino Righi Riva ieri sera al Consiglio Comunale.
Quando una frase del genere viene pronunciata da chi siede in un’istituzione, il problema non è il tono, non è l’eccesso e non è nemmeno la provocazione. È più il contenuto ed è la frattura profonda che apre tra chi rappresenta lo Stato, chi si è candidato alle elezioni e i principi stessi su cui quello Stato si regge.
Le democrazie liberali, come la nostra, non nascono per caso e non si tengono in piedi da sole. Esistono perché, nel corso della storia, si è deciso che il potere dovesse avere un limite e che quel limite fosse la persona, la sua dignità, la sua libertà. I diritti umani non sono un accessorio ideologico né uno strumento retorico ma, e lo sottoscrivo pienamente, sono l’architrave che impedisce alla politica di trasformarsi in arbitrio, alla maggioranza di trasformarsi in abuso, allo Stato di dimenticare per chi esiste.
Per questo motivo, chi è deputato a svolgere una carica pubblica (anche la più vicina ai cittadini, come quella di un Consigliere Comunale) non rappresenta solo un territorio o un elettorato, ma incarna la credibilità delle istituzioni repubblicane. Significa sapere che ogni parola ha un peso specifico maggiore, che ogni posizione contribuisce a rafforzare o a indebolire il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni, che ogni dichiarazione deve restare dentro il perimetro di quei valori che rendono possibile la convivenza democratica. E qui, come in altre occasioni, il Consigliere Righi Riva ha violato l'art. 54 Cost.
Negare i diritti umani non è una posizione politica “più dura” o “più netta” sul tema dell’immigrazione, ma è qualcosa di radicalmente diverso. È mettere in discussione il fondamento stesso della libertà, perché la libertà, nelle democrazie liberali, non è la libertà di fare ciò che si vuole, ma la libertà garantita a tutti entro un sistema di diritti che valgono sempre, anche quando è scomodo e anche quando riguarda chi è più debole o più distante da noi.
E chi ha avuto modo di confrontarsi con contesti istituzionali nazionali e internazionali sa bene che i diritti umani non sono enunciazioni astratte, ma sono strumenti concreti di stabilità, sicurezza e ordine. Dove vengono meno non arriva più controllo ma arriva solo disordine. Dove vengono negati non si rafforza lo Stato ma si indebolisce. Dove vengono derubricati a “menzogna”, si apre lo spazio per una politica senza limiti, e quindi senza responsabilità.
Si può e si deve discutere di immigrazione, di regole, di sicurezza, di gestione dei flussi, con serietà e senza ipocrisie. Ma c’è una linea che una democrazia liberale non può permettersi di oltrepassare ed è la linea dei diritti fondamentali.
Perché oltre quella linea non si apre uno spazio politico più “deciso” o più “efficace”.
Si apre qualcosa di molto diverso, ovvero un progressivo e silenzioso scivolamento fuori dal perimetro della democrazia stessa. E infine ci chiediamo perché, con episodi e soggetti del genere, i cittadini perdono fiducia e non esercitano il diritto di voto.
Può quindi un rappresentante delle istituzioni giurare sulla Costituzione e poi definirne i pilastri una "menzogna"? A mio parere no e, considerato il trascorso, non dovrebbe neanche sedere in quel Consiglio Comunale.

