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Gli Exit Poll del Referendum sulla Giustizia del 22 e 23 Marzo

Il risultato del referendum va accolto con il massimo rispetto, perché è l’espressione della sovranità popolare sancita dall'art. 1 della nostra Costituzione e dal senso civico dei cittadini. Tuttavia, l’esito solleva una riflessione che supera il semplice dato numerico. L'impressione è che l’Italia sia strutturalmente un Paese per il No, frenato da un conservatorismo che ostacola ogni prospettiva di cambiamento, che si tratti di giustizia, scuola, infrastrutture o energia. Siamo diventati, in sostanza, maestri nel trovare ragioni eccellenti per preservare lo status quo.

L’equilibrio tra autonomia e responsabilità della magistratura è una questione nodale che non si esaurisce oggi. Dalla legge n. 195/1958 fino ai più recenti disegni di legge costituzionale, la storia legislativa conferma l’urgenza di interventi ponderati. Eppure, il dibattito ha mostrato quanto sia difficile riformare mantenendo il necessario rigore tecnico, perché troppo spesso la Carta Costituzionale diventa terreno di scontro ideologico anziché punto di sintesi tra visioni diverse, pur nel solco degli artt. 101 e 104.

Questo stallo è alimentato da un immobilismo trasversale, in quanto destra e sinistra appaiono spesso arroccate, in attesa che l’avversario faccia il primo passo per poterlo colpire. Nel frattempo, le criticità del sistema di autogoverno (accentuate dalle recenti vicende interne all'ANM) restano irrisolte, lasciando inevasa la richiesta di maggiore trasparenza e imparzialità.

La partecipazione registrata è un segnale molto positivo di vitalità democratica, ma non basta. Per non rassegnarci a essere una "meta turistica" in declino, dobbiamo abbandonare la logica del veto perenne. Come ammonivano i latini, “Salus rei publicae suprema lex esto”, ovvero sia l’interesse della comunità, e non la paura del nuovo, a guidare le nostre scelte.

Il tema della giustizia resta dunque centrale e vale qui il monito attribuito a Socrate per cui "il prezzo dell'indifferenza verso la cosa pubblica è quello di essere governati da persone peggiori". Il rafforzamento delle istituzioni passa inevitabilmente dalla capacità di rinnovarle con spirito costruttivo, superando un immobilismo che rischia di cristallizzare l’Italia in un eterno presente, privo di futuro.


 
 
 

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Edoardo Pignatti

Al servizio delle persone, tra analisi istituzionale e impegno sociale

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