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Il 9 maggio è il giorno in cui l'Europa torna ad essere grande!

Ci sono giorni che non celebrano semplicemente una data, ma raccontano una civiltà. Ci sono giorni che hanno dentro il peso della storia, il sacrificio di milioni di persone, la forza di idee che hanno cambiato il destino del mondo. E il 9 maggio è uno di quei giorni, perché non significa soltanto celebrare Europa, ma, adottando una visione più ampia, significa la scelta più straordinaria e rivoluzionaria che il nostro continente abbia mai compiuto. Abbiamo scelto di sostituire la guerra con la cooperazione, il nazionalismo con la solidarietà, la violenza con il diritto, la paura con la democrazia. E forse oggi, in un tempo in cui tutto sembra fragile, diviso, instabile, abbiamo bisogno più che mai di ricordare che l’Europa non è nata per garantire comodità, ma per impedire che molti orrori del '900 si ripetessero.


Giornata dell'Europa, 9 maggio 2026
Giornata dell'Europa, 9 maggio 2026

E se guardiamo bene la storia, ci accorgiamo come l’Europa nasca proprio dalle macerie. Nasce dalle città distrutte, dai campi devastati, dai treni pieni di soldati e di morti, da un continente che per secoli aveva conosciuto soltanto guerre, invasioni, odio e totalitarismi. Nasce quando uomini che avevano visto l’orrore decidono di compiere qualcosa che fino a pochi anni prima sembrava impensabile. L'idea di unire popoli che si erano combattuti per generazioni e costruire un destino comune fondato sulla dignità umana, sulla libertà, sulla democrazia, sull’uguaglianza, sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali non era solo necessario, ma sostanzialmente obbligatorio. E quest'idea di unire popoli e Stati in un'organizzazione sovranazionale internazionale serviva anche per porre fine a quella diatriba tra Stato vs Mercato che vede maggiore espressione tra il XIX e XX sec. E non è un caso che proprio i principi che ho elencato prima siano oggi scolpiti nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea. Perché l’Europa non è mai stata soltanto un mercato o una moneta, ma è innanzitutto una comunità politica e morale. È l’idea che nessuna forza, nessun potere, nessuna ragione di Stato possa valere più della libertà della persona e della democrazia. Ed è per questo che oggi l’Europa serve più che mai.

Serve perché viviamo nel tempo delle grandi potenze globali, delle autocrazie aggressive, delle guerre ibride, delle crisi energetiche, della competizione industriale e tecnologica, della disinformazione sistematica, dell’intelligenza artificiale e delle sfide geopolitiche che nessuno Stato europeo, da solo, sarebbe minimamente in grado di affrontare. Senza Europa l'Italia non sarebbe più forte, ma soltanto più sola, più piccola, più ricattabile. E l’Europa è ciò che ci permette di avere voce nei grandi equilibri mondiali, di difendere le nostre imprese, il nostro modello sociale, la nostra industria, la nostra sicurezza energetica e, ancora più importante, la nostra democrazia. È ciò che ci consente di essere interlocutori internazionali credibili in un mondo che rispetta soltanto chi gioca sulla dimensione, visione e forza politica.

Ed è esattamente qui che c'è la grande sfida del nostro tempo, perché oggi l’Europa deve decidere se vuole limitarsi ad essere uno spazio economico oppure diventare finalmente una vera potenza democratica capace di difendere sé stessa, i propri valori e il proprio futuro. Una potenza non fondata sull’arroganza o sull’imperialismo, ma sulla forza del diritto, della diplomazia, della libertà e della cooperazione internazionale.

E chi pensa che tutto questo sia astratto dovrebbe guardare all’Ucraina, perché in Ucraina non si sta combattendo soltanto una guerra territoriale, ma si sta combattendo uno scontro tra 2 idee di mondo. Da una parte abbiamo la democrazia, la libertà dei popoli, il diritto internazionale, mentre dall’altra abbiamo l’autoritarismo, la violenza, la logica della forza e della sopraffazione. Ci sono ragazzi ucraini, oggi, che combattono con forza anche per quei valori europei che troppo spesso noi consideriamo scontati. Combattono perché hanno capito che l’Europa rappresenta ancora il più grande spazio di libertà, diritti e dignità umana mai costruito nella storia contemporanea.

Ed è qui che bisogna avere il coraggio della chiarezza, perché in questi 2-3 anni abbiamo sentito dire troppe volte da alcuni esponenti politici che il grande problema dell’Italia fosse una deriva autoritaria e invece, e potrebbe sorprendere, non è una deriva autoritaria (fortunatamente neanche più costituibile). In Italia si usa la parola fascismo per ogni cosa tranne che per l'unico vero dittatore fascista, ovvero Putin e perciò bisogna prestare più attenzione a dove e quali i termini si usano. Perché è Putin che ha riportato la guerra di invasione nel cuore del continente europeo, è colui che finanzia destabilizzazione, propaganda e radicalizzazione nelle democrazie occidentali, è colui che considera l’Europa un ostacolo da dividere e indebolire. E allora sostenere l’Ucraina non è un atto simbolico, non è neanche idealismo ingenuo e non è nemmeno semplice geopolitica ma è difendere noi stessi, la nostra sicurezza, la nostra idea di società, il nostro diritto di vivere in un continente libero. E forse dovremmo riflettere seriamente anche su ciò che è accaduto il 25 aprile a Bologna, dove un anziano è stato allontanato da una manifestazione semplicemente perché portava con sé la bandiera ucraina. Se arriviamo veramente al punto di considerare divisivo il simbolo di un popolo aggredito che combatte per la propria libertà, allora il problema non è più soltanto politico, ma è culturale, morale e persino dimostra un'ignoranza storica totale. La Resistenza non appartiene a chi seleziona quali libertà meritino solidarietà e quali no, ma appartiene a chi ha il coraggio di stare dalla parte di chi resiste contro l’oppressione, sempre.

Bandiera Europea e Bandiera Ucraina
Bandiera Europea e Bandiera Ucraina

Serve quindi un’Europa che investa in difesa comune, innovazione, energia, ricerca, politica industriale e politica estera. Serve un’Europa che torni ad avere ambizione storica e dentro questa sfida l’Italia deve tornare ad essere protagonista, perché non è un Paese marginale e non deve nemmeno esserlo. Siamo una delle grandi nazioni fondatrici dell’Unione Europea, la seconda manifattura d’Europa, una potenza industriale, culturale e diplomatica che ha il dovere di guidare questo processo d'integrazione e rafforzamento europeo. E quindi il destino dell’Italia non è urlare contro l’Europa, ma credo sia costruire più Europa, un’Europa più autorevole, più strategica, più politica, più capace di proteggere cittadini, lavoratori, imprese e giovani generazioni in un mondo sempre più instabile.

E oggi, mentre nel cuore del continente c’è un popolo che combatte sotto le bombe sventolando la bandiera europea, abbiamo il dovere morale e politico di ricordare a noi stessi cosa rappresenti davvero quella bandiera. Non un simbolo burocratico, non un esercizio retorico ma la più grande promessa di libertà, pace, democrazia e dignità che il nostro continente abbia mai saputo costruire.

Ed è proprio per questo che il 9 maggio non deve essere soltanto una celebrazione del passato, ma deve essere una chiamata al futuro. Una chiamata alla responsabilità, al coraggio, alla serietà della politica perché l’Europa non sopravviverà per inerzia, ma sopravviverà soltanto se avremo la forza di difenderla, di migliorarla e di crederci ancora. E allora sì, il 9 maggio è davvero il giorno in cui l’Europa torna ad essere grande e non perché qualcuno le restituisca grandezza con uno slogan, ma perché, nei momenti più difficili della storia, l’Europa riesce ancora a ricordare al mondo che libertà, democrazia e dignità umana valgono sempre la pena di essere difese. Edoardo Pignatti

 
 
 

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Edoardo Pignatti

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