Formigine: 80 anni di storia, 80 anni di libertà
- Edoardo Pignatti
- 7 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Ottant’anni fa, il 31 marzo del '46, anche a Formigine le donne compivano un gesto destinato a cambiare tutto. Entrare in un seggio elettorale e votare non riguardava solo una scheda elettorale nell’urna, ma una presa di posizione nella storia. Era il diritto di contare, di decidere, di esserci.
Da quel momento nasce un’Italia nuova, che pochi anni dopo si riconosce nella Costituzione Italiana, dove l’uguaglianza non è un’idea astratta, ma un principio scritto, dichiarato, difeso. E nello stesso tempo, a livello globale, la Dichiarazione universale dei diritti umani afferma con forza che i diritti non hanno genere, né ammettono condizioni.

Eppure oggi, nel 2026, dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza retorica perché quella promessa non è ancora pienamente mantenuta.
Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini, anche quando fanno lo stesso lavoro, con le stesse responsabilità. Continuano a essere messe in discussione, interrotte, sottovalutate nei luoghi di lavoro. Continuano a dover dimostrare il doppio per ottenere la metà. E troppo spesso, fuori da quei luoghi, sono vittime di violenza, fisica e psicologica, che nasce da una radice culturale profonda, ovvero l’incapacità di alcuni uomini di accettare un rifiuto, un limite, una libertà che non controllano.
Ed è proprio qui che si gioca una delle sfide più urgenti del nostro tempo che riguarda l’educazione. Non solo delle donne, ma soprattutto degli uomini. Educazione al rispetto, al consenso, al rifiuto, perché la libertà femminile non può più essere negoziata, spiegata o difesa ma deve essere riconosciuta.
Ricordare il 1946, allora, non significa guardare indietro con nostalgia ma significa guardare avanti con responsabilità. Significa sapere che la democrazia non vive solo nelle istituzioni, ma nelle scelte quotidiane, nei comportamenti, nel modo in cui costruiamo relazioni, lavoro, comunità.
Per questo, giovedì 9 aprile alle ore 20:30, nella Sala Consiliare del Castello di Formigine, non ci sarà solo una celebrazione ma ci sarà un momento in cui una comunità si guarda allo specchio e si chiede da che parte stare.

Perché parlare di voto significa parlare di potere e parlare di potere oggi significa parlare di salari giusti, di pari opportunità reali, di accesso equo alle posizioni decisionali. Significa parlare di educazione civica, di partecipazione, di giovani che devono tornare a sentire il voto come uno strumento vivo, non come un gesto vuoto.
Ma soprattutto significa scegliere che tipo di società vogliamo essere. Una società che si limita a ricordare le conquiste o una società che ha il coraggio di portarle fino in fondo.
La serietà della politica non si misura nei proclami, ma nella capacità di trasformare le idee in risultati concreti. Non servono altre riforme annunciate e dimenticate, ma servono decisioni che cambino davvero la vita quotidiana delle persone.
L’impegno civico, dunque, non è un concetto astratto ma è una direzione, è una responsabilità personale e collettiva ed è la volontà di non accettare più compromessi su dignità, rispetto e uguaglianza.
Ottant’anni fa, qualcuno ha aperto una porta e oggi sta a noi decidere se attraversarla davvero.
Edoardo Pignatti




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